IL RICHIAMO

di

GIANLUCA MARCHESELLI

 


 

6° classificato al Concorso "Comune di Courmayeur" edizione 1998 - sezione Fantasy

 


 

 

 

La gondola lentamente si avvicinò al piccolo molo sul lato destro del canale. Il passeggero si alzò e, dopo aver gettato una moneta d’oro, con un salto uscì dall’imbarcazione. Mentre il gondoliere girava la gondola il giovane uomo ispirò profondamente un paio di volte, assaporando l’odore salmastro che pervadeva l’aria. Un odore assolutamente unico e di cui aveva sentito spesso la nostalgia negli ultimi anni.

La voce del gondoliere, che intonava una lenta cantilena, lo riportò alla realtà e, dopo aver gettato un’ultima occhiata alla piccola gondola ormai lontana di cui si scorgeva solo la fioca luce della lanterna di prua, si girò e con pochi passi giunse alla ripida scalinata di marmo che dal canale portava alla strada.

Il palazzo del doge, una splendida costruzione che non aveva nulla da invidiare a quelle del re di Kantea o dell’imperatore di Fedusia, era vicino, ed a Guy occorsero solo un paio di minuti per raggiungerlo.

Un valletto lo accolse sul portone e lo accompagnò fino alla grande sala da ballo.

- Il Conte Guy de Tinder- annunciò al suo ingresso. Pochi degli ospiti prestarono attenzione all’avviso, che d’altronde si ripeteva con fastidiosa frequenza.

Un quartetto di violini, un clavicembalo ed un flauto stavano intonando, in quel momento, un’allegra melodia il cui ritmo guidava le numerose coppie intente nella danza.

Dopo poco la musica cessò ed il centro della sala si svuotò per lasciare spazio ad un uomo enorme e di mezz’età accompagnato da una giovane donna leggermente sovrappeso. Il silenzio scese nella sala mentre il mago del palazzo faceva spegnere tutte le luci tranne quella posta sopra i due cantanti. Jonathan Craeg, il migliore tenore di Fedusia iniziò allora a cantare, subito seguito dai quattro violinisti. Guy fece una smorfia quando venne il turno di Marta Fennig, il soprano nipote del doge; accostare la sua voce a quella di Craeg era un vero sacrilegio, pensò cupamente subito dopo. Ciononostante si abbandonò alla musica ed il suo pensiero volò, quasi senza che se ne accorgesse, agli eventi degli ultimi giorni.

 

Da molto tempo ormai Guy temeva il giorno in cui il doge di Sirmia lo avrebbe richiamato in patria e, quando il giorno infine giunse, ormai quasi non se lo aspettava più.

- Sei stato richiamato a Sirmia- gli disse con semplicità una mattina il Conte Jesspen, l’uomo presso cui aveva dimorato e studiato negli ultimi dodici anni - La figlia del doge si sposa il prossimo mese e Makros vuole che tu torni in patria per quella data.

- Sono pronto per il ruolo che dovrò sostenere ? - gli chiese Guy, timoroso, per la prima volta dopo molti anni, delle sue capacità.

- Certo che lo sei - rispose il vecchio - ed anche da molto tempo; è stato solo l’egoismo di questo vecchio eremita, a cui nel tempo la tua compagnia è diventata cara, che ti ha trattenuto tanto a lungo lontano da casa. Ora però sarà meglio che io la smetta con questi stupidi discorsi da vecchio sentimentale e che tu vada a preparare le tue cose; per essere a Sirmia per la data delle nozze dovrai partire domani mattina.

Il mattino dopo, mentre il sole si apprestava a salutare come sempre il mondo, venne il momento del commiato.

- Ho un immenso debito verso di te - esordì Guy, che provava un grande affetto verso quel piccolo uomo che contrariamente a tutte le tradizioni gli aveva insegnato la sua arte - non me ne scorderò mai, così come non dimenticherò tutto ciò che mi hai insegnato.

- Figlio mio - replicò il vecchio Conte, usando per la prima volta da quando si erano conosciuti quell’espressione - sono io ad essere in debito con te per aver allietato questi miei ultimi anni. E grazie a te tutto ciò che ho appreso nel corso della mia vita non andrà perduto. Questo - riprese, dopo un attimo di silenzio, porgendogli un piccolo libro dalla copertina blu notte elegantemente vergata da rune d’argento - è il mio ultimo regalo; contiene i miei incantesimi più potenti, quelli che finora non ti ho mai insegnato, oltre che alcune miei considerazioni sulla natura della magia. Te lo affido con la sicurezza che saprai farne buon uso.

Guy, i cui occhi erano ormai carichi di lacrime, non riuscì a dire altro che un semplice grazie all’amico e maestro. Infine i due si lasciarono con un caloroso abbraccio.

Il viaggio dalla città di Mint, nel regno di Kantea, a Vinea, la capitale della piccola repubblica sirmiana, richiese ventisette giorni, quattordici dei quali trascorsi a bordo di una nave.

Non appena arrivato a destinazione il giovane si recò, come gli era stato detto di fare, dal doge di Sirmia, Makros Kurtzen. Questi era un uomo robusto, con capelli grigio ferro, occhi grigi che sembravano in grado di guardare fin dentro l’anima e folti baffi neri. Makros, una volta che Guy fu fatto entrare nel suo studio, restò per un attimo a fissare quel giovane uomo, che non vedeva più da quando era bambino. E l’uomo, si rese subito conto, anche se assai simile al padre, che era stato uno dei suoi migliori amici, era alquanto diverso dal ragazzino che aveva spedito nella lontana Mint affinché imparasse i segreti della magia. La cosa che più colpiva del giovane era l’altezza; Makros non era certo basso, eppure Guy lo superava di tutta la testa. E poi c’erano gli occhi di un blu stranamente intenso, quasi magnetici, che, assieme ai lunghi capelli corvini raccolti in una coda da un nastro rosso, gli davano un aspetto misterioso e, senza alcun dubbio, affascinante agli occhi delle ragazze.

- Bentornato a casa - gli disse infine stringendolo in un poderoso abbraccio e chiedendosi al contempo se davvero fosse il caso di affidare le sorti dell’intera nazione a quel giovane sconosciuto.

- E’ un piacere per me Signore essere tornato - mentì Guy, che in realtà già sentiva la mancanza della lontana Mint.

- Ne sono sicuro, e dimmi sei già passato da casa ?

- No - replicò il giovane mago che non aveva alcuna voglia di incontrare lo zio, che aveva condotto in tutti quegli anni la piccola tenuta appartenuta ai suoi genitori, ed il fratello minore che di sicuro non avrebbe gradito la ricomparsa di un fratello di cui certamente non ricordava neppure il volto - mi sono precipitato qui non appena sceso dalla nave, come mi era stato detto di fare dal conte Jesspen.

- Bene, bene, in effetti abbiamo cose assai importanti di

cui discutere - replicò il doge volgendo quindi la schiena al giovane e dirigendosi verso la vicina finestra, da cui si poteva vedere un largo canale solcato da un ponte di pietra. Dopo poco si girò nuovamente e riprese a parlare.

- Come certamente sai la sicurezza della nostra nazione dipende esclusivamente dal richiamo. L’isola su cui ci troviamo è situata infatti nel mezzo del mar Antilus e la sua posizione è di estrema importanza, sia dal punto di vista militare che da quello commerciale. Kantea, Fedusia, Kurdia ed anche Esteril se appena potessero ci schiaccerebbero con la forza dei lori eserciti; ma noi abbiamo il richiamo e fino a quando lo avremo conserveremo la nostra libertà.

- Tutto questo lo so, Signore - lo interruppe Guy, leggermente irritato per essere stato costretto a lasciare la casa in cui aveva vissuto negli ultimi dodici anni solo per sentirsi ripetere una storia che ogni bambino di Sirmia imparava nel primo anno di scuola.

- Sì, certo lo sai - si scusò il doge - ora però qualcuno è stato mandato per rubare il richiamo. Dopodomani mia figlia Katherin sposerà il principe Ekter di Persiel. Le mie spie alla corte del re di Kantea mi hanno avvertito che all’interno della delegazione kanteana vi è un abile ladro mandato  qui con lo scopo di sottrarci il richiamo . E per di più nel porto di Elinor è già pronta una vasta flotta pronta a salpare non appena giungerà la notizia del furto.

- Mio Signore - chiese Guy rompendo il silenzio che era sceso nella sala - ma se siete a conoscenza dell’identità del ladro per quale motivo non l’avete ancora fatto arrestare?

- Perché, dannazione, io non conosco l’identità del ladro. Le mie spie hanno saputo solamente dirmi che alla corte di

Estmus II è soprannominato “il gufo nero” e che le sua gesta sono sulla bocca di tutti i nobili kanteani. Finora ha derubato nobili e stregoni, sovrani, primi ministri, ministri, vescovi e mercanti e nessuno, a quanto pare, è mai riuscito neppure a vederlo in volto.

Il doge a quel punto volse nuovamente le spalle a Guy e tornò alla finestra.

- Circolano voci- riprese dopo poco con tono assai più tranquillo- che sia un mago di basso rango. Tuttavia queste sono solo voci; in realtà non sappiamo nulla di lui ... non sappiamo se è alto o basso, giovane o vecchio, grasso o magro, nobile o plebeo, non sappiamo nemmeno se è kanteano o se invece si limita solo ad agire per conto del Re di Kantea. Cosa potrei fare dunque? Arrestare e rispedire in patria tutti i membri della delegazione kanteana? e con quali accuse? e con quali conseguenze? E se poi il ladro non si fosse presentato qui come un kanteano?

- E non posso nemmeno - riprese dopo un istante di silenzio - rinviare le nozze; ho lavorato per anni per riuscire a creare un’alleanza tra Sirmia e Persiel, e rimandando le nozze rischierei di fare saltare tutto. Quindi - proseguì voltandosi e fissando Guy negli occhi - io ho bisogno di te; tutta Sirmia ha bisogno di te. Stasera darò una grande festa, domani è il giorno dell’esposizione e dopodomani ci sarà il matrimonio. Dovrai essere presente a tutte queste manifestazioni, aggirarti tra la gente, conoscerne il più possibile; scoprire il gufo ed arrestarlo, o perlomeno impedirgli di sottrarci il richiamo!

- Dov’è nascosto il richiamo ?- chiese dopo un attimo Guy - Cercare questo “gufo” in mezzo ad un folla di sconosciuti

sarà come cercare il classico ago nel pagliaio. Proteggere il richiamo sarà invece molto più facile. Ma per difenderlo deve sapere dove si trova.

- Non posso dirtelo - replicò Makros con voce cupa - E’ vero, sarebbe senz’altro più facile agire come hai suggerito, ma io non posso dirti dove si trova il richiamo; un giuramento sacro mi vincola al segreto.

- E come dovrei fare allora, secondo Voi, a scoprire il ladro? - replicò bruscamente Guy, estraendo al contempo da una tasca della giacca una piccola fiala contenente una polverina dorata.

- Come? con la magia naturalmente.

- Il mio Signore ha davvero una strana concezione della magia - obiettò Guy lanciando sul doge, che era tornato nuovamente a dargli le spalle, una manciata della polverina dorata, che divenne immediatamente invisibile - Sono un mago non un Dio, non posso ottenere tutto ciò che voglio semplicemente volendolo; la mia scienza come ogni scienza è regolata da leggi che ne determinano le potenzialità ed i limiti; e temo che ciò che mi state chiedendo vada ben oltre il limite del mio limitato talento.

- Se non sbaglio - replicò allora Makros, girandosi nuovamente verso il suo interlocutore - uno dei più grandi stregoni mai vissuti disse che i soli limiti della magia sono i limiti di chi la utilizza, e la mia esperienza mi ha insegnato Guy, che i limiti di ogni persona intelligente sono solo quelli che essa stessa si sceglie. Fa del tuo meglio ragazzo - aggiunse quindi dopo una breve pausa - e sono certo che non deluderai né me né la Sirmia.

 

In quell’istante il dò di petto per cui Craeg era giustamente tanto famoso riportò al presente il giovane mago. Dopo poco la musica terminò ed i due maghi del palazzo provvidero a ravvivare le bianche luci incantate che illuminavano il salone.

Ancora irritato dal ricordo dell’incontro pomeridiano, dagli intrighi politici cui, suo malgrado, si era trovato immischiato e dalla stupidità, o forse era meglio dire dalla mancanza di fiducia, del doge, Guy si avvicinò ad un tavolo e prese una fetta di torta di mirtilli.

- Craeg è davvero uno splendido artista, non trovate Conte ?- gli chiese allora una voce femminile proveniente dalla sue spalle. Guy si girò e senza volerlo rimase per alcuni istanti a contemplare la giovane donna che aveva dinanzi; alta poco meno di lui, con splendidi capelli rossi che le ricadevano morbidi sulle bianche spalle, con occhi verde smeraldo capaci di stregare il cuore di qualunque uomo, Ramona Massiac, figlia del barone Angus Massiac, cugino del re di Kantea, era considerata, a ragione, la più bella donna di Kantea.

Guy l’aveva conosciuta due anni prima ad una festa a palazzo. Una fugace presentazione, una paio di battute e niente più. Il ricordo della giovane donna aveva però tormentato per mesi i suoi sogni.

- Oh si ... certo - riprese infine rendendosi conto che il suo silenzio stava diventando imbarazzante - La sua voce ha qualcosa di magico. Peccato che la sua controparte femminile non fosse all’altezza del ruolo.

- Suvvia Conte non siate troppo severo, la povera Marta non è certo all’altezza di Syria Mulling o Tosha Pranning, ma non è certo male.

In quell’istante le luci tornarono ad abbassarsi e Guy, girandosi verso il centro della stanza, vide il tenore fedusiano che stava per accontentare le numerose richieste di bis.

- Venite Conte - gli sussurrò allora la Baronessa tirandolo per la manica della giacca - devo assolutamente parlarVi in privato.

Guy si lasciò trascinare, alquanto incuriosito, in un piccolo salottino isolato.

- Ditemi Guy - iniziò Ramona - siete contento di essere ritornato in patria?

- Naturalmente - rispose lui domandosi mentalmente dove volesse arrivare la donna che, alla tremula luce delle candele, appariva ancora più bella del solito.

- No, non siete contento; posso sentire in Voi la tristezza e la rabbia, la malinconia per ciò che avete lasciato e la mesta consapevolezza della vita che vi attende su quest’isola ... lontano dai palazzi, dalle feste e dai circoli prestigiosi cui eravate abituato. E perché allora siete tornato non appena Kurtzen Vi ha richiamato? Perché avete - proseguì - accettato di catturare il gufo? Non sarebbe forse meglio per Voi e per tutta la Sirmia se quest’isola entrasse a far parte del regno di Kantea?

Guy cercò per alcuni istanti di concentrasi sulla musica lontana, sui violini e sul clavicembalo che accompagnavano la calda voce di Craeg che, seppur attenuata dalla distanza, giungeva a loro ancora carica di forza. Cosa doveva fare adesso, si chiese.

- Baronessa - iniziò quindi avvicinandosi alla donna e prendendola per i polsi - chi è il gufo?

Cercò di essere il più autoritario possibile, ma senza grande successo. Ramona, incurante della domanda e dei polsi intrappolati nelle sue mani, gli si avvicinò ancor di più. Guy sentì il caldo corpo della baronessa farsi sempre più prossimo al suo fino a quando i seni della donna, di cui la fin troppo abbondante scollatura lasciava ben poco all’immaginazione, non premettero contro il suo petto e le labbra di Ramona non si incontrarono con le sue.

- Lasciate che il gufo si impossessi del richiamo - lo esortò una volta che si furono separati - lasciate che mio zio conquisti Sirmia; avete vissuto per dodici anni in Kantea, sapete che è un buon sovrano e Vi posso garantire che lascerà grande libertà alla Vostra gente. Credetemi questa è la soluzione migliore per Voi e per la Sirmia, e mio zio saprà ricompensarvi adeguatamente.

- Pensate davvero che sia così facile comprarmi? - le ringhiò Guy - E quale sarebbe il prezzo del mio tradimento? ... Voi forse?

- Se è quello che volete ... - replicò con improvvisa timidezza Ramona.

Il giovane ripensò al bacio di poco prima, all’eccitazione ed al desiderio, più forti di quanto avesse mai provato e si sentì attratto dalla proposta come una falena dal fuoco.

- Oppure potreste avere un titolo in Kantea, o entrambi ... o qualunque altra cosa vogliate - riprese Ramona dopo avergli lasciato il tempo per valutare adeguatamente la prima proposta.

- E considerate un’altra cosa Guy: Sirmia è destinata a cadere. Gli anni che ci aspettano saranno anni di guerra, e di un tipo di guerra che da secoli ormai non si vedeva più.

La vostra isola è troppo importante da un punto di vista strategico e l’alleanza che Kurtzen sta cercando di imbastire con Persiel non sarà sufficiente a proteggervi. Se non saremo noi a conquistarvi sarà Fedusia o Kurdia o Esteril o addirittura Illamantar. L’unica cosa sicura è che presto o tardi capitolerete ... ed allora non è meglio che cadiate subito ... Perlomeno entrambi condividiamo la fede in Kadus. Avanti Guy - riprese dopo una breve pausa - rispondetemi: non sarebbe forse il male minore per la Sirmia essere conquistata dalla Kantea?

- Non capisco quasi nulla di ciò che avete detto - riuscì solo a rispondere Guy - Sono secoli che tutte le nazioni che si affacciano sul Mar Antilus stanno cercando, senza successo, di conquistarci. Ed allora perché le cose dovrebbero cambiare proprio ora?

Ramona gli si avvicinò guardandolo negli occhi e dandogli l’impressione che stesse cercando di leggergli direttamente nell’animo.

- Davvero non sapete niente di ciò che sta accadendo in Fedusia ed a Esteril? - gli chiese quindi stupita - Come è possibile che Raul Jesspen non vi abbia detto niente al riguardo? Beh, Conte ho notizie davvero sgradevoli da darVi - riprese quindi sedendosi sul vicino divano - Fedusia si sta preparando ad una nuova guerra di conquista verso la Kurdia e la Kantea ed in questa guerra l’imperatore celeste potrà contare su un numero enorme di stregoni. Almeno sedici ragazzi hanno raggiunto quello che voi maghi chiamate livello nero in questi ultimi cinque anni ...

- State mentendo - la interruppe bruscamente Guy - quello che dite non può assolutamente essere vero

- Purtroppo Vi sbagliate Guy, Ybsen III ha setacciato tutto l’impero alla ricerca di giovani dotati di talento magico ed è poi riuscito a convincere, non chiedetemi come, i tre stregoni di cui disponeva fino a qualche anno fa, ad insegnare a questi giovani tutto il loro sapere .... Probabilmente non gli avranno insegnato proprio tutti i loro segreti ma credetemi questo esercito di stregoni è davvero una tremenda minaccia.

Eccome se lo è, pensò Guy pregando con tutto il cuore che la donna stesse dicendo delle sciocchezze. Lui era il solo stregone di livello nero sirmiano .. il primo dopo cinque secoli e non gli risultava che su tutti i paesi che si affacciavano sul Mar Antilus ve ne fossero più di una dozzina.

- Kurdia naturalmente si sta preparando alla guerra- riprese nel frattempo la baronessa mentre dalla sala principale si levava un fragoroso applauso in onore di Craeg - Non ci risulta, fortunatamente, che dispongano di altri stregoni neri oltre al vecchio Hullik, ma d’altronde i kurdiani non hanno mai fatto grande affidamento sulla magia. Il loro esercito in compenso è ancora più vasto che non in passato e secondo le nostre spie dispone di una nuova arma incredibilmente potente ..., cannone credo che la chiamino, capace di affondare una nave anche da centinai di metri di distanza e di abbattere le mura di un castello con pochi colpi ...

- Ed infine vi è Esteril - aggiunse sospirando - dove sembra sia comparso un nuovo profeta. Ne sappiamo davvero poco al riguardo; infiltrare delle buone spie nelle mille tribù nomadi che vagano tra le dune del deserto esterelita non è certo un’impresa facile. Dalle voci che circolano sembra però che questo nuovo profeta sia dotato di poteri straordinari, quasi divini, che vanno ben al di là dei normali limiti dei più potenti stregoni. E se conoscete la storia della crociata purificatrice del pazzo Ais YanLesh capirete sicuramente quanto sia grande la minaccia[1]. Sappiamo per certo che questo nuovo profeta è riuscito a ricostruire la torre rossa di Ais e gode già dell’appoggio di numerosi clan.

- Come vedete dunque - riprese alzandosi in piedi ed avvicinandosi a Guy - nubi davvero cupe si stanno profilando all’orizzonte per voi ed anche per noi kanteani. Vi imploro dunque Conte; non interferire con la missione del gufo; o forse - continuò Ramona allontanandosi da lui e fissandolo con sospetto - siete anche Voi in combutta con Makros e l’impero Nazish?

- Cosa volete dire? - domandò rabbiosamente Guy che pur avendo già sentito delle voci circa una segreta alleanza tra Makros e l’imperatore nazita si era sempre rifiutato di credervi.

- Avanti Guy, non prendetemi in giro, avete vissuto per troppi anni in Kantea per non avere mai sentito le voci che circolano sul conto del vostro “nobile” doge. Quando da giovane attraversò l’oceano nebuloso per riaprire la via commerciale tra Sirmia e Nazish non si limitò a questo. Stipulò con l’imperatore nazita un accordo in virtù del

quale, quando si fosse presentata l’occasione lo avrebbe aiutato ad invadere le terre occidentali ed in cambio sarebbe stato nominato reggente di tutte le nazioni conquistate. Ed il patto fu sigillato con la conversione di Makros al sanguinario Dio-Demone Zarish. Ditemi - concluse la baronessa con una luce d’odio che le brillava negli occhi - siete ancora un fedele di Kadus o anche Voi vi siete rotolato nel sangue di una vergine dopo ...

Guy non lasciò che Ramona terminasse la frase. Troppo arrabbiato per ricordare l’attrazione che aveva provato solo pochi minuti prima, lanciò contro la donna un incantesimo di paralisi.

No, non posso crederle, pensò mentre camminava intorno alla baronessa immobile come una statua. Mio padre partecipò a quella missione insieme a Makros e ne rimase amico fino alla morte. E se anche il resto che mi ha detto fosse vero non lascerò cadere il richiamo nelle mani di Kantea. Forse un’alleanza potrebbe risultare utile per entrambi; ma un’alleanza non una conquista!

Avvicinandosi nuovamente alla donna estrasse quindi da una tasca della giacca una fialetta contente una polvere verde, ne lasciò cadere una buona manciata nella mano sinistra e la soffiò in volto alla baronessa. Attese un attimo, dopodiché annullò l’incantesimo di immobilità. Ramona, il cui sguardo appariva ora stranamente assente, continuò tuttavia a rimanere ferma al centro della stanza.

- Quello che mi avete appena detto sulla Fedusia, la Kantea e la Kurdia è vero oppure si tratta di una menzogna? - le chiese Guy avvicinandosi.

- E’ la verità - rispose la donna con voce piatta.

Maledizione! pensò Guy, Per quale motivo Raul non mi ha mai detto nulla?

- Anche quello che mi avete detto su Makros è vero?

- Si

- E su cosa si basa la Vostra asserzione; solo su voci o anche su prove concrete?

- Solo su voci. So però che di recente il doge si è incontrato spesso, in segreto, con dei naziti.

-E le vostre spie sono riuscite a scoprire cosa si siano detti in quegli incontri?

- No

Guy non seppe se essere contento o meno di quella risposta, ma ora ,si disse, veniva la parte più importante dell’interrogatorio.

- Ditemi baronessa; chi è il gufo?

- Non lo so - rispose Ramona senza la minima esitazione.

E’ impossibile che non lo sappia! pensò Guy Ma dannazione è anche impossibile che menta!

- Come intende agire il gufo per rubare il richiamo?

- Non lo so

- C’è qualcosa che sapete su questo gufo?

- So solo ... - la ragazza esitò come se stesse cercando di far resistenza al desiderio indotto dalla polvere magica di dire la verità - So solo che si è intrufolato nella delegazione fedusiana ... nient’altro.

- E’ già qualcosa - borbottò Guy. Dopodiché gettò su Ramona un incantesimo di sonno e, dopo averla deposta sul divano, uscì dalla stanza.

 

Si ritrovò nuovamente immerso nella musica e nell’atmosfera festosa che pervadeva il salone dei ricevimenti del palazzo. Quell’atmosfera - notò - era ormai in stridente contrasto con il suo umore.

Per un po' si mosse, apparentemente senza meta, lungo il perimetro della stanza. Numerose ragazze, giovani donne, ed anche alcune matrone alquanto in là con gli anni soffermarono a lungo il loro sguardo sulla sua figura imponente, alcune con atteggiamento assai poco decoroso, altre con semplice ammirazione. In altre circostanze, pensò amareggiato, non si sarebbe certo lasciato sfuggire quelle opportunità ... ma non ora ... aveva altro da fare ... e d’altronde, si disse amaramente, se avesse voluto una donna non avrebbe dovuto rifiutare la proposta della baronessa.

Alla fine vide l’uomo che stava cercando, il Conte Geoffrey Edkinson, l’ambasciatore fedusiano. Era senza dubbio un uomo imponente, alto appena un paio di centimetri meno di lui, ma pesante sicuramente almeno una ventina di  chili in più. Il volto, duro e spigoloso, e la mascella quadrata che pareva scolpita nel marmo davano di lui l’immagine, peraltro veritiera a quanto sapeva, di uomo schietto ed energico; più adatto all’esercito che non alla vita diplomatica.

Si presentò e rimase a parlare per parecchi minuti con l’ambasciatore che si dimostrò, abbastanza a sorpresa, un interlocutore intelligente e brillante. Riuscì anche a farsi presentare alcuni membri della delegazione fedusiana; proprio allora però fu interrotto.

- Guy de Tinder - esordì una voce femminile apparentemente molto irritata - sei davvero un cafone! Torni a Sirmia dopo tutti questi anni e, non solo non vieni a salutarmi, ma

scompari pure nel bel mezzo della festa. E’ più di mezz’ora che ti sto cercando, si può sapere dove diavolo ti eri cacciato?

Girandosi, tra le risate dei fedusiani, Guy si ritrovò di fronte ad una giovane donna dai capelli biondi ed un viso lentigginoso.

Nonostante gli arrivasse appena alle spalle la ragazza lo guardava dritto negli occhi, con sguardo uno furente e le braccia puntate in vita.

 

Ho dovuto pure ringraziarlo! Bastardo d’un fedusiano!, pensò Makros riferendosi a Craeg mentre si allontanava dalla festa. Con quello che mi è costato ci si potrebbe costruire un castello.

Sono dannatamente in ritardo, pensò subito dopo mentre percorreva un oscuro passaggio segreto che conduceva nella sua stanza.

Al termine di una scalinata si ritrovò davanti ad un muro di mattoni grigi. Ne premette tre in rapida successione e subito, con un lieve cigolio, comparve un’apertura nella parete. Nella sua stanza ad attenderlo c’era Galvin con due giovani, il primo allampanato e dallo sguardo assente, l’altro basso e grasso ma parimenti intontito; entrambi erano chiaramente drogati.

Senza rivolgere loro neppure una parola il doge andò verso il caminetto e, premuti anche qui alcuni mattoni, aprì uno scomparto segreto da cui prelevò un grosso specchio dalla cornice dorata, alto quanto lui.

- Svelto, sono in ritardo - disse rivolgendosi al suo unico amico, l’uomo che oltre vent’anni prima lo aveva accompagnato nella sua avventura a Nazish. 

- Sono pronto - ribatté il piccolo e ossuto Galvin portandosi al centro della stanza.

Il doge si avvicinò allora al più basso dei due ragazzi. Questi era talmente stordito, a causa della polvere di Cerparus che Galvin gli aveva somministrato, che non riusciva neppure a reggersi in piedi. Makros estrasse un coltello e senza che il giovane se ne rendesse nemmeno conto gli tagliò la gola. Immerse quindi le proprie mani nel sangue che fuoriusciva copioso dalla ferita, e con esso tracciò alcune rune su entrambi i lati dello specchio che posizionò infine in modo che si frapponesse fra lui e Galvin. Infine pronunciò tre arcane parole naziste.

Una luce azzurrina avvolse i corpi dei due uomini e quando questa svanì ognuno dei due aveva assunto l’aspetto dell’altro.

Makros prese quindi il secondo giovane, sorreggendolo per un braccio, e ripeté l’incantesimo. Alla fine Makros si ritrovò con l’aspetto anonimo del giovane, Galvin con quello  di Makros, ed il giovane con quello di Galvin.

- Fai attenzione! - si raccomandò quindi Galvin mentre spingeva il giovane in un armadio.

- Sei tu quello che ha bisogno di fare attenzione - replicò brusco Makros, fissando l’uomo che aveva assunto le sue sembianze - ci sono più delinquenti pericolosi qui al ricevimento che non per strada.

Uscì quindi frettolosamente dalla stanza usando lo stesso passaggio segreto che aveva utilizzato precedentemente e,

dopo pochi istanti, si ritrovò su un marciapiedi che affiancava uno dei numerosi canali della città.  Dal palazzo proveniva ancora il rumore della musica. Ignorandolo il doge si incamminò con passo deciso lungo il canale, attraversò un ponte e si perse nella notte.

 

A Guy occorsero parecchi istanti per riconoscere, nella giovane donna che aveva dinanzi, la bambina di cui era stato compagno di giochi.

- Vivian ? - chiese esitante.

- Si proprio io, stupido caprone - rispose lei ancora irritata - allora vuoi invitarmi a ballare oppure no?

- Oh si ... naturalmente - replicò Guy sorridendo al ricordo dei numerosi litigi avuti da bambini a causa del pessimo carattere che già allora aveva mostrato Vivian Kurtzen, la secondogenita di Makros.

- Sei contento di essere tornato ?- gli chiese Vivian mentre ballavano su una musica lenta e triste.

- Certo che lo sono.

- Non mi sembri molto convinto.

- Cosa? No, davvero sono contento di essere tornato ... è solo che non è facile lasciare una città in cui si è vissuto per dodici anni.

- Avevi una donna a Mint ?

- No - rispose Guy arrossendo leggermente e cercando di ricordare se anche da bambina Vivian era tanto sfrontata - Però avevo molti amici ed uno di essi, in particolare, mi è caro come un padre.

- Capisco. E - aggiunse dopo un attimo di silenzio - si può sapere cosa hai fatto a Mint in tutti questi anni ? Papà è sempre stato molto sul vago al riguardo ogni volta che gliel’ ho chiesto.

- Ho studiato. Economia, politica, diplomazia

- Hai intenzione di fare il diplomatico? Te ne vuoi andare di nuovo ?

- No, non per il momento.

- Bene - disse lei appoggiando il suo volto sul petto dell’uomo - perché anch’io sono davvero contenta che tu sia tornato -. A quelle parole Guy si ricordò, con orrore, che, poco prima della sua partenza per Mint, Vivian si era presa una bella cotta per lui. Ed a quanto pare, pensò, non sembra proprio che le sia passata.

 

- Guarda c’è mio padre - disse lei poco dopo - prima ti stava cercando.

- Allora sarà bene che vada a salutarlo.

- Direi proprio di si. A proposito ... come mai oggi sei venuto a palazzo e non ti sei fermato a salutarmi ?

- Ero molto stanco a causa del viaggio; sono passato solo per informare tuo padre del mio arrivo.

- Va bene - replicò Vivian con un tono che lasciava intendere come in realtà non andasse per niente bene.

- Papà, ecco Guy!

- Buonase... - le parole morirono in bocca a Guy mentre il doge si voltava nella sua direzione - ..ra Signore - si sforzò di terminare.

Dannazione, imprecò mentalmente, quello non è il doge!!!

 

Pochi minuti dopo, finalmente libero da Vivian, il giovane mago si precipitò fuori dal palazzo e ne percorse tutto il perimetro alla ricerca di un indizio.

Quando ormai stava per perdere la speranza i suoi occhi colsero un leggero bagliore dorato in un piccolo vicolo laterale poco distante dal palazzo del doge.

Era proprio la traccia lasciata dalla polvere di jullito, che aveva gettato nel pomeriggio addosso a Makros, constatò con sollievo. Seguì quindi la traccia lungo un canale; attraverso un ponte; poi un altro canale; un altro ponte; alcune strette viuzze; spingendosi sempre più verso il cuore della città.

 

Makros arrivò infine alla grande piazza di San Sevarius. L’attraversò velocemente, mentre dal campanile della cattedrale provenivano i primi rintocchi della mezzanotte.

Finora è andato tutto bene pensò passando davanti ai due enormi draghi di pietra posti alla base della scalinata ed iniziando a salire velocemente i centotredici scalini che portavano alla cattedrale.

In passato aveva spesso avuto dei brutti incontri in quelle incursioni notturne; una volta era stato aggredito da un ladro ed un’altra una guardia lo aveva scambiato per un brigante ed aveva cercato di arrestarlo. Stavolta però, a parte un gruppo di gatti affamati ed in calore, non aveva incontrato nessuno.

Arrivato in cima oltrepassò le due enormi porte centrali in bronzo, che erano naturalmente chiuse, e si diresse verso un piccolo ingresso secondario. Infilò una chiave nella serratura della porta di legno ed in un attimo entrò nella cattedrale.

Come sempre non c’era nessuno ed il buio era rotto solo dalla flebile luce delle poche candele ancora accese. In lontananza c’era l’enorme dipinto di Kadus. Numerosi fedeli venivano anche dalle più lontane città dalla Kantea per osservare quella figura dal volto antico e severo, dalla lunga barba bianca e dagli occhi blu assolutamente intransigenti, che nel pugno sinistro alzato teneva le folgori con cui avrebbe incenerito le anime degli infedeli.

Il patriarca Asel II, tre secoli priva aveva definito quel dipinto “la più bella opera sacra della loro fede”; ed aveva ragione, pensò Makros non per la prima volta; se c’era un’opera capace di indurre a credere in Kadus era quella. Ma in lui la fede in quel Dio severo ed assente era morta ormai da molti anni e niente avrebbe potuto ravvivarla.

Senza inginocchiarsi e senza portarsi la mano al cuore, come avrebbe fatto qualunque fedele, distolse  lo sguardo dall’affresco e si diresse verso il bassorilievo raffigurante San Sevarius durante la tragica alluvione di otto secoli prima.

Dopo un attimo di contemplazione premette prima l’occhio destro e subito dopo quello sinistro del Santo. Entrambi entrarono in profondità con un piccolo scatto. Makros girò quindi di novanta gradi una delle saette che faceva da sfondo nel bassorilievo e silenziosamente un cassetto di marmo, posto esattamente sotto i piedi del Santo, fuoriuscì dalla parete.

In quell’istante la porta da cui Makros era entrato si aprì nuovamente.

 

Guy salì le scale di corsa cercando di trascura il dolore che già da alcuni minuti stava dilaniando i suoi muscoli. Arrivato in cima si accorse immediatamente che una delle porte laterali della cattedrale era aperta ... e che l’alone magico del doge scompariva all’interno del tempio.

Si fermò un istante per respirare. Si mosse  quindi in direzione della porta ma proprio in quell’istante, dall’oscurità, emerse una figura. Era alta e snella e completamente vestita di nero.

L’oscura figura fece qualche passo in avanti e venne così  illuminata dalla morbida luce della luna.

E’ Ramona! notò con stupore Guy.

Anche la baronessa nel frattempo si era accorta della sua presenza e per un attimo, come lui, rimase impietrita dalla sorpresa. Subito dopo però la donna si precipitò lungo la scala passando davanti a Guy, che immobile la lasciò andare.

Oh Kadus! invocò Guy mentre Ramona era ormai al termine della scalinata Cosa mi sta succedendo?

Perché non riesco a muovermi? E perché mi sento così felice? Perché riesco solo a pensare a Mint, ed a come sarà bello tornarvi?

Mentre tutto il suo essere veniva pervaso da un’ondata irresistibile di felicità una piccola scintilla della sua coscienza continuava, disperata, ad assistere impotente al suo tradimento ed a porsi domande.

Come possibile che, mentre stanno portando via il richiamo, io desideri trasformarmi in una farfalla per volare sulla tiepida brezza marina? Quale genere di magia può avermi fatto questo?

Alla fine quella piccola scintilla trovò la risposta alle suo domande e cominciò a gridare disperata con tutta l’energia che possedeva la sua verità ed essa ed in breve si trasformò in un incendio che scacciò via il maligno potere che lo aveva ammaliato.

 

Quando finalmente riuscì a muoversi ed a controllare il suo corpo, seppur barcollante ed alquanto scosso, Guy si guardò intorno alla ricerca della ladra.

Dapprima non vide nulla.

Per quanto tempo sono stato in quello stato? Ore? No, la luna non si è mossa di molto, non possono essere passati che pochi minuti, Ramona non può essere molto distante.

Lottando con la parte della propria mente che era ancora immersa nella travolgente euforia indotta dalla donna, richiamò allora le parole di un incantesimo di ricerca.

Una piccola luce, non più grande di una lucciola, si formò nella sua mano, subito si sollevò e descrisse nel cielo un arco per andare a cadere a circa mezzo chilometro di distanza.

Eccola là! esclamò vedendo la donna che, colpita dall’incantesimo, brillava nella notte. Stava attraversando il ponte di San Galit ed era molto lontana; non a sufficienza però, pensò con furiosa determinazione mentre lanciava un nuovo incantesimo, da essere al di fuori della sua portata.

 

Arrivato, dopo alcuni minuti, al ponte Guy si avvicinò alla baronessa, ferma all’interno della bolla di pura energia, leggermente fosforescente, in cui l’aveva imprigionata.

Mentre l’osservava una parte della sua mente cominciò a fargli notare quanto la donna fosse attraente e quanto l’avrebbe potuto rendere felice. Ma Guy, che si era aspettato un nuovo attacco, fu fermo nel reprimere quelle invitanti tentazioni.

- Maledetto - gli gridò la baronessa allorché fu certa del proprio fallimento - Lurido maledetto impotente, cane bastardo!

- Dammi il richiamo - la interruppe Guy, ignorando i suoi insulti, una volta giunto dinanzi a lei.

- Pensa a quello che stai facendo -  replicò Ramona - Stai vendendo la tua terra ai naziti. Prima, quando ti ho detto che forse anche tu eri uno di loro,  lo dicevo solo per farti arrabbiare, per liberarmi di te in modo da seguire Makros che si stava muovendo ... So che ami Kadus con tutto il tuo cuore, ma se ora mi fermi tradirai il nostro Dio. Nella cattedrale ho letto nella mente di Makros ed ora sono sicura della sua alleanza con i naziti. Se non mi credi sottoponimi ad un incantesimo di verità ... se sto mentendo ti ridarò il richiamo ... te lo giuro, te lo giuro su Kadus stesso.

- Come posso credere ad una platoisiana[2]? Quale valore può avere il giuramento di un’eretica?- replicò freddamente Guy.

- Non essere stupido - ribatté Ramona con le lacrime agli occhi - anche tu sei un eretico secondo i profeti estereliti.

- Ma tu lo sei secondo il sommo patriarca e non in base ai vaneggiamenti di un gruppo di pazzi cui il sole del deserto ha fritto il cervello.

- Idiozie - ribatté lei furente ed al limite dell’isteria - sai bene quanto me che se la magia mentalica è stata bollata come demoniaca è avvenuto solo per ragioni politiche, non teologiche. L’unico vero motivo è stato che l’ordine dei padri plaitosiani era diventato troppo potente e troppo indipendente rispetto ai voleri del patriarca ... solo per questo.

- Può anche essere - ammise lui - ma non spetta a me risolvere questi problemi teologici. Il mio compito è solo quello di difendere Sirmia ed il richiamo. Dammelo ora - ingiunse quindi allungando una mano attraverso la parete magica.

- Vieni a prendertelo - lo sfidò la baronessa.

- Come vuoi - disse Guy entrando nella sfera di energia che emise, al suo passaggio, un leggero sfrigolio.

Afferrò allora il braccio della donna e lo torse fino a costringerla ad aprire il pugno in cui teneva il piccolo oggetto d’argento, simile ad un flauto, tanto prezioso per il suo popolo.

- Ti prego - gli disse ancora una volta Ramona, con il viso bagnato dalle lacrime che fino ad allora era riuscita a controllare.

Una parte di lui avrebbe voluto poterla accontentare, ma non poteva, pensò mentre prelevava dalla mano della baronessa il richiamo.

Non ora perlomeno, aggiunse subito dopo. Non aveva infatti certo intenzione di trascurare le accuse mosse da Ramona a Makros e se queste fossero risultate veritiere allora avrebbe usato ogni mezzo a sua disposizione per fermare il doge e propiziare un’alleanza tra Sirmia e Kantea; ma, come aveva già pensato quella stessa sera, un’alleanza tra pari era cosa ben diversa dal giogo di una dominazione.

- Cosa ne farai di me? - gli chiese Ramona una volta che fu uscito dalla magica prigione.

Già, pensò, cosa ne devo fare di lei? Una parte di lui avrebbe voluto lasciarla andare libera e fu proprio a questa parte che Ramona fece appello con i suoi poteri. Quella che inizialmente era solo una remota possibilità divenne in pochi attimi un irresistibile desiderio. Guy, sapendo che questo era solo l’ennesimo espediente della donna, cercò strenuamente di mantenere il controllo della propria volontà.  Ma proprio allorquando riuscì a debellare quello struggente desiderio si accorse che la barriera magica da lui eretta intorno alla donna si stava indebolendo.

Prima che potesse rinforzarla la baronessa riuscì ad oltrepassarla ed a gettarsi nel fiume sottostante.

In quell’istante l’attacco mentale, cui era stato sottoposto, cessò completamente e  Guy si sporse subito oltre il ponte alla ricerca della kanteana. Tuttavia non vide nulla.

Attese per quasi due minuti nella speranza di vedere riemergere Ramona, ma le acque del canale continuarono a rimanere immote e silenti.

E’ morta? si chiese infine.

Avrebbe potuto accertarlo facilmente con un incantesimo ma decise di non farlo; se era morta preferiva non saperlo e se, come sperava, stava invece fuggendo ... be, non aveva alcuna intenzione di fermarla. Era riuscito a recupera il richiamo, e questa era la sola cosa importante; e per quanto lo riguardava non aveva proprio voglia, per quella sera, di avere altri scontri con la bella Baronessa.

 

La sera dopo Guy,  assieme ad alcune migliaia di persone, si ritrovò nel porto di Sirmia per l’annuale esposizione del richiamo. Le navi attraccate al porto erano state fatte tutte allontanare ad una distanza di sicurezza e fra la gente vi era, come sempre, un’enorme trepidazione.

Alla fine il doge alzò un braccio ed il silenzio si diffuse fra la folla mentre Makros portava alle labbra il flauto magico e vi soffiava dentro, senza produrre però alcun suono.

Come sempre, pensò Guy con un sospiro.

E come sempre nei minuti di attesa che seguirono l’ansia crebbe nelle migliaia di persone assiepate nel porto.

- E se fosse morta? - gridò disperata una donna fra la folla.

Contemporaneamente un dubbio atroce si affacciò nella mente del mago: e se la baronessa fosse riuscita a sostituire il richiamo prima di restituirglielo?

Proprio in quell’istante tuttavia un forte vento investì il porto di Sirmia e con un fragoroso boato un mare di fuoco verde-azzurro esplose nel cielo infiammando le acque.

Grida di gioie esplosero fra la folla mentre rapida Klanxiza, il possente drago verde che oltre cinque secoli prima era stata soggiogata al potere del richiamo, scompariva nel cielo stellato.

E, mentre nella piazza la gente euforica cominciava a cantare, gridare e ballare, Guy si allontanò mestamente. Troppe nubi oscure si profilavano all’orizzonte perché si sentisse disposto a fare festa.

 



[1] Ais YanLesh ottantatré anni prima degli eventi qui narrati si proclamò unico profeta di Gondam, riunì le mille tribù esterelite e dichiarò guerra alle altre nazioni del Mar Antilus. Dotato di poteri magici straordinari fu fermato solo grazie all’alleanza tra le quattro principali nazioni antilusiane ed all’azione congiunta dei loro stregoni.

[2] Padre Plaitos, nell’anno 456, scoprì e sviluppò la magia mentalica. Negli anni seguenti fondò un ordine sacerdotale cui potevano accedere solo persone dotate di poteri mentali. Nel tempo l’ordine divenne sempre più potente e nel 642, in seguito ad un disaccordo con il sommo patriarca, fu sciolto ed i suoi membri condannati per eresia.