I PILASTRI DELLA CREAZIONE

di

TERRY GOODKIND

Edito da: Fanucci Editore

 

Recensione

Per chi, come me, fino ad oggi, ha particolarmente apprezzato il ciclo della “Spada della verità” di Terry Goodkind recensire il settimo volume della saga è sicuramente difficile. Già nei precedenti volumi (specie il quinto e il sesto) si era notato un certo peggioramento rispetto ai primi (questo fenomeno è comunque tipico di quasi tutte le saghe particolarmente lunghe), nel settimo tuttavia tale peggioramento è particolarmente marcato e il risultato è completamente insoddisfacente.

Il romanzo, innanzitutto, si apre con una sorpresa certamente non gradita: i protagonisti della vicenda non sono Richard Rahl e Kahlan, ma bensì Jennsen o Oba, due ragazzi figli illegittimi di Darken Rahl e dunque, rispettivamente, sorella e fratello di Richard.

La trovata, di per sé, potrebbe non essere negativa e anzi utile a portare nuova freschezza al ciclo; il problema è che i due personaggi sono assolutamente sgradevoli. Oba è un folle, violento e sadico nonchè particolarmente ottuso (anche se con la convinzione di essere un genio) e le molte pagine che l’autore dedica ad illustrarci gli assurdi percorsi mentali del ragazzo, dopo poco, diventano estremamente noiose. Jennsen, di contro, è incredibilmente ingenua e anche se ci viene detto che ha circa vent’anni e ha avuto una vita assi dura, i suoi atteggiamenti sono spesso quelli di una ragazzina di tredici anni o poco più.

Per tutto il romanzo non si può dunque che aspettare l’ingresso in scena di Richard e Kahlan, evento che si verifica solamente nelle ultime 50 pagine del romanzo. A questo punto ci si trova di fronte al difetto ormai tipico di Goodkind: un finale affrettato e confuso che lascia al lettore molti dubbi sull’intera vicenda narrata.

Naturalmente, non tutto è negativo. La convinzione di Jennsen che Richard sia un mostro assetato di sangue e che stia cercando di ucciderla è parecchio interessante, la battaglia di Aydindril tra le forze di Jangang e Zedd è decisamente avvincente e inoltre Goodkind è sempre in grado di creare momenti di grande tensione emotiva.

L’impressione finale è comunque che questo episodio, all’interno del ciclo, sia assolutamente inutile e sia stato scritto solamente per ragioni commerciali.

 

Voto: 5/10